Salta al contenuto principale
  1. Scrivere/
  2. Filastrocche/
  3. Orbite umane incrociate [intorno al mercato immobiliare torinese]/

Mohammed

·376 parole·2 minuti

All’incirca dopo pranzo
quando resta mezzo dito di avanzo
nella tazzina da caffè,
mi chiama sempre Mohammed:

con voce flebile e speranzosa
vuole sapere se qualcosa
con due camere, cucina e tinello
ho trovato tra quello
che gli annunci delle case
propongono in questa fase.

Gli rispondo che ora di trilocali
non ce ne sono a quintali,
inoltre, se il suo sentimento
è di chiedere il ricongiungimento
famigliare, una legge stabilisce
- bravo chi la capisce -
che la grandezza della casa buona
sia almeno di quattordici metri quadri per persona,
con i soffitti, non solo sulla pianta,
alti almeno due metri e settanta.

Per di più l’alloggio in questione
deve avere ogni tipo di certificazione,
seguire le norme igienico-sanitarie,
per esempio su quante finestre siano necessarie.
Quindi, prima di ogni trattativa,
è meglio informarsi sull’idoneità abitativa.

Ora, intendiamoci su un punto:
tutto quanto finora assunto,
di per sé, non è sbagliato affatto,
un alloggio dev’essere adatto
ad accogliere le persone.
Semmai un’altra è la questione:
perché questi criteri
sembrano valere solo con gli stranieri?

Se una famiglia italiana
ha quell’idea balzana
di mettere al mondo prole,
mica deve presentare la stessa mole
di scartoffie, documenti
permessi e patenti.
Può con una certa serenità
decidere di stare dove sta.

D’altronde Mohammed un figlio ce l’ha già,
ormai pure di una certa età,
mi ha detto che quando è nato
lui era già emigrato,
quindi non sa
se lo riconoscerà
quando, con la casa a posto,
andrà a prenderlo, magari in agosto,
nei giorni di chiusura
dell’azienda per cui lavora.

E anche la moglie, certo,
sarà presa dallo sconcerto
vedendolo arrivare chiedendo
“cos’hai fatto in questo tempo tremendo?”

Qualche stolto sostiene
che tutte le pene
del mondo non possono essere prese
sulle spalle di un solo paese.
Invece qualcun altro pensa
che questa sia una scusa immensa
per difendere i propri privilegi
ed esaltare i propri finti pregi.

Prima di salutare, Mohammed ragiona:
“qualcosa evidentemente non funziona,
se uno è costretto a spostarsi
perché non ha di che arrangiarsi.
Potessi tornare da dove son venuto
lo farei in un minuto,
ma sono perseguitato dalla paura
di incontrare quelli che sull’altura
hanno ammazzato mio padre
e, come iene ladre,
han rubato i campi
e i suoi occhi ampi”.